“Coviddi”, unni sì?

Oggi vi narro che mi hanno tolto la colecisti: mi manca un organo, dicono!
E’ strano: le prime volte questa frase mi coglie un po’ incredula, nonostante sia stato un intervento programmato. Penso e ripenso: è come non rendersi conto di ciò di cui siamo fatti! “D’altronde era piena di calcoli”, rispondo io, ma invero è la mia parte razionale che parla… Di qua a capire che qualcosa non funzionava bene, che ho subìto un intervento, che ho i buchi nella pancia, un’anestesia generale da smaltire, una convalescenza in cui fermarsi… ne corre! Noto con stupore quanto io faccia fatica ad accorgermi della mia impotenza somatica. Diciamo che la colgo un po’ meglio solo sentendo il dolore: scrivo con fatica, ho i punti e non posso stare tanto seduta né muovermi troppo; in più, per operarmi mi hanno immesso dell’aria nella pancia e quindi tra lei che preme da dentro e magari cibo che incamero io (la fame è tornata!), mi ritrovo con un doloroso meloncino ricamato al posto del panzino.

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