80 + 120 euro, circa

Notizie dal fronte, quello medico. Un fronte, purtroppo, di cui nessuno di noi può fare a meno.
Mi sento annichilita dagli ulteriori accadimenti sanitari che mi hanno visto guardare con disgusto il 99% dei medici in cui mi imbatto. E, si sa, che con un bimbo piccino al primo anno di nido, purtroppo in loro ti ci imbatti spesso, cosa già frequente nella mia vita giovanile …ché col popò di vicende sanitarie subite dal corpo mio e familiare, mi ritengo anzi fortunata a non aver sviluppato paranoia o ipocondria, semmai un grado più o meno prudenziale di sfiducia che – grazie alla buona educazione ricevuta – non esita mai in scene degradanti come quelle da telegiornale, ovviamente, ma in fantasie degradate e degradanti, disperte e disperanti, ahimé sì. Da telegiornale, infatti, sono le cose che mi sono recentemente capitate.

Ve ne narro solo 2 e alla fine vi dirò anche il perché mi sembra utile vuotare il sacco.

 

1°:
1 mesetto fa mio figlio mi chiama “mamma” con la voce rauca e profonda di un anziano fumatore. Corriamo nottetempo al pronto soccorso. La dottoressa ci riconosce: ha incontrato Noah in Utin dopo la sua nascita. Così, dopo avergli diagnosticato un Laringospasmo, mi chiede di guardare tutta la sua documentazione medica post-dimissioni. Il mio istinto si sente un po’ offeso nella privacy, ma abbasso la guardia ipotizzando una sua cura/attenzione particolare e acconsento. Alla fine dei vari interventi anti-laringospasmo, ovvero alle 4;30 della notte, mi vengono restituiti i resoconti clinici sulla salute di Noah senza una parola; un po’ interdetta nel pensare mio figlio studiato come una cavia da laboratorio, con educazione chiedo lumi su ciò che ha letto e mi viene detto (in forma stiticheggiante) che ha avuto un ottimo recupero e che lei è soddisfatta. … “Uhm. Avrà le sue – penso – nella notte infinita di un pronto soccorso in un certo quartiere di Palermo”. Nessun lume, comunque, arriva sul laringospasmo, se non a mia altra richiesta. Spiegazioni, profilassi, intervento… Nulla. Niente da sapere per una mamma. “Arriva, capita”; stop, per lei. Lei di cui avevo serbato un ricordo umano e una certa idea di anziana competenza. Delusa, faccio una domanda più precisa: “Ma quindi se ricapita cosa dobbiamo fare?”. “Venire qui – dice -; l’adrenalina non ve la vendono e serve quella”. Me ne vado così così, abbiamo tutti sonno e amen, eppure sapevo che i medici cercano di evitare accessi al pronto soccorso per via dell’alto tasso di infezioni che vi circolano. Resto però col pensiero perturbante che, se bisogna andare lì e servono farmaci difficili da maneggiare, evidentemente la cosa è seria…

1° e ½:
La mia piccola pulce si riprende ma non del tutto, così qualche giorno dopo lo portiamo a controllo. Se la visita è durata 5 minuti è stato assai, spogliaggio e ricomponimento filiale compresi. Niente, “sta bene”, non c’è nulla da fare, dice la pediatra. Il nano fatica a riprendersi ancora dopo giorni e gli spunta la febbre. Cortisone prescritto per settimane, ma intanto noi ci convinciamo, dopo l’esperienza dei più, a portarlo da un pediatra privato. Ciò avviene col mio massimo sdegno per l’impossibilità di ritenere (a) competente la sanità che pago con le tasse e (b) curante una professione in cui (proprio come nella mia) ritengo siano riposte cure, speranze e vita. E però Noah non sta bene, ha gli occhi a palla ogni notte alle 2 per l’eccitazione biologica da cortisone, noi siamo ridotti 2 cenci luridi; quindi vado.
Ebbene: la visita dura mezz’ora – giustamente! E’ il minimo a 80 euro, direte voi… – e si scopre che il piccolo ha l’otite e la laringofaringite. Ma come poteva saperlo la pediatra convenzionata se per tenersi il massimale di pazienti non ha tempo per visitare? Mica lo ha visitato per bene nei 5 minuti spogliaggio e ricomponimento filiale compresi. Mica gli ha guardato la gola. Mica gli ha osservato le orecchie… In più, da questo medico per ricchi la documentazione clinica di Noah viene letta e commentata e ci vengono date spiegazioni e fatte raccomandazioni sul laringospasmo… con tanto di prescrizioni terapeutiche! Eh già! “Bisogna sapere/fare questo, quello, quell’altro”. Addirittura, ci viene effettua anche… la prescrizione dell’adrenalina… che ovviamente in farmacia ci vendono. Lì ridevo per non piangere, con la pietà nel cuore di fronte alle bugie del NOSTRO personale curante… Si tratta di un rapporto cattedratico coi pazienti e o di assoluta sovranità nel considerarci tutti stupidi, scecchi ca parranu, ché tanto poi a loro che cambia se, mal curati, ce ne andiamo privatamente e lì troviamo cura, parola, consapevolezza? Perversioni da un sistema culturale che ti tiene bloccato all’ignorante emergenza. E invece ciò che un cittadino desidera è magari essere guidato con competenza e trasparenza, lì ove deve delegare il suo controllo, per poi saper scegliere da sé in scienza e coscienza. Non in perculamento!

2°:
Qualche giorno fa Noah mi ha anche contagiato l’otite dalla quale stenta a guarire. Con le orecchie dolenti, irradianti dolore e brucianti, mi sono così recata in guardia medica, poiché queste acuzie avvengono sempre di notte, manco fossero Batman. Faccio però un viaggio a vuoto perché…. “Non ci forniscono lo strumento per osservare le orecchie”, dice asetticamente la dottoressa, e non so se è mortificata lei per questa notizia incurante e mortificante o se, sotto il suo sguardo apparentemente indifferente, mi sento mortificata io per averla disturbare inutilmente. Sospendo il giudizio e mi accingo nei prossimi giorni a pagare 120 euro per una visita privata quantomeno per Noah, dato che la sua otite mal curata sembra oramai recidivante e che la pediatra continua a guardargli mezzo organo alla volta e a dire “tutto bene”.
Ok, sospendiamo il giudizio; non siamo gente scafazzata che distrugge gli ambulatori (ma forse, senza nessuna giustificazione, anche questo è un sintomo di un malessere, di un malfunzionamento e di una sfiducia galoppanti). Vi invito comunque a riflettere sulla parola “mortificante”: “che rende morto”, significa; non che cura, cari medici spalatori di soldi & in odor di burn-out pur di accaparrarsi quanti più pazienti al mercato a 7 euro a pax, persone cui poi però spesso non sanno donare dignitosa vita.

2° e ½:
Provo comunque nottetempo ad andare in farmacia per un ibuprofene in grado di lenirmi il dolore. Ma a Cinisi le farmacie di turno – altro ramo curante o accalappiatore di picciuli? – non effettuano il turno che tocca loro (tranne una che ha tutto il nostro rispetto e di cui siamo clienti giorno e notte, ma che ovviamente non copre i turni altrui). E vi dirò di più: qualcuna espone un numero di telefono per le emergenze e in calce + grassetto avvisa il pubblico di non disturbare senza ricetta, sottolineando i molti supplementi in denaro che apporrà al disturbo. Da ultimo, chiamando, non è comunque reperibile: perculata finale!

Quindi, come sempre, alla faccia del registro sanitario elettronico, grande progresso della tecnica in una marea di incompetenza, vuoto il sacco concludendo con un bel “Benvenuti nel mondo sanitario occidentale!”.
Ma ditemi voi se questa non è guerra… Siamo tutti in guerra, profondamente mortificati da ogni lato, con tutto il rispetto di quelle che chiamiamo “guerre” ufficialmente.

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